Diciottesima unitá

La lingua- l'uso dell'italiano

Test di verifica

Vocaboli e comunicazione

Grammatica descrittiva Elementi di civiltá

 

Test di verifica

Esercizio sulla concordanza dei tempi del modo indicativo

Non ci sono venuto, perché sapevo bene di che cosa (trattarsi) in realtá.
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Mentre (avvenire) tutto ció, giunse la polizia.
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Dico che (essere) meglio partire.
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Diró che tu (essere) un buon lavoratore.
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Vedo che tu non (curarsene) tanto.
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Gli telefonarono che suo padre (stare) male.
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Tutti s'accorsero che lui (essere) senza soldoin tasca vollero aiutarlo senza offenderlo.
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Tutti si accorsero che io (essere) americana.
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Prima con Copernico, poi con Galileo, gli uomini resero conto che (essere) la terra che (girare) intorno intorno al sole non viceversa.
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Faceva sempre dei lavori per cui non (essere portato) minimamente.
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Come precedente

Sono sicuro che Giovanni (vincere) il concorso.
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Sapevo che (vincere) la Fiorentina.
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Uscí di casa, assicurando sua madre che (tornare) di lí a poco.
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Eravamo certi che voi (farsi) onore.
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Se non corri subito, il tuo amico (partire) giá quando tu (arrivare).
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Lo sapevo che poi tutto (finire) in fumo.
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Mario sperava (arrivare- Mario) prima di mezzanotte.
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Mi dissero che il giorno dopo (chiamarmi).
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Nessuno avrebbe mai immaginato che il campione (essere battuto).
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Esercizi sul modo congiuntivo in proposizioni dipendenti.

Non siamo certi che essi (potere) trovarlo a casa.
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Pare che (arrivare- essi) con il treno delle undici.
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Alcuni credono che (giocare) meglio il Milan.
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Non sono molto sicuro che egli (fare) qualcosa per voi.
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Come possiamo sapere se (essere) facile per loro.
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Dubito che Lei (fare) in tempo a prendere il treno.
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Non so se Pietro (andare) al cinema.
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Non voglio credere che lui (essere) capace capace di ció.
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É improbabile che lui (tornare) cosí presto.
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Non sapevo che Maria (partire) da Firenze.
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Dubitavo che (vincere) la Juventus.
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Spervo che lui (imparare) di piú in quella scuola.
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Pensavo che tu (conoscerlo).
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Era impossibile che loro (dimentcarsene).
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Temevo che loro (capire) male le mie parole e (offendersi).
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Ho creduto che (venire) anche lui.
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Immaginavo che lui (rifarsi) vivo.
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Avevo l'impressione che voi (decidersi) a cambiare casa.
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Era impossibile che lui (tornare) cosí presto.
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(Katerinov: Esercizi della grammatica italiana, p.: 71-72.)

 

Vocaboli e comunicazione

La mia cittá italiana preferita

I monumenti di Firenze

Firenze come sapete, é la culla del Rinascimento - vediamo adesso i monumenti piú importanti di questa cittá magnifica.

 

Grammatica descrittiva

Uso indipendente del Trapassato prossimo

Il trapassato prossimo si usa per esprimere un' azione passata, avvenuta prima di un altra anch'essa passata.

Ho risposto alle lettere che avevo ricevuto.
Sono uscito dopo che avevo risposto alle lettere.

Il trapassato peró, si puo usare anche da solo, cioé quando l'azione passata a cui riferisce non é espressa, ma soltanto nella mente del parlante.

Non avevo mai provato la gioia di vivere a contatto con la natura.
Carla non era mai andata all'estero.

Il trapassato remoto si puo usare soltanto se il verbo principale é al passato remoto, o il verbo dipendente é preceduto da "appena", "non appena", "dopo che", "quando"

Appena ebbi lasciato l'impiego, mi accorsi di aver fatto un grosso errore.

 

Elementi di civiltá

Giuseppe Parini
(Bosisio 1729 - Milano 1799)

Vita e famiglia:

Figlio di un modesto negoziante, nacque in un piccolo paese presso Milano, appartenente allora ad Austria.

Studi: Fece i suoi studi a Milano, dove, nel 1754, fu ordinato come sacerdote.
Nello stesso anno divenne precettore in casa Serbelloni. Durante gli otto anni trascorsi in quella cassa ebbe modo di osservare da vicino e conoscere a fondo la vita in gran parte oziosa delle famiglie nobiliari che egli rappresentó nel suo capolavoro poetico Il Giorno.
Le prime due parti di questa poema satirico: IL Mattino e Il Mezzogiorno furono pubblicate dal Parini poco dopo che aveva lasciato la casa Serbelloni. Il Vespro e La Notte (incompiuta) apparvero dopo la morte del poeta.
Altre opere: Scrisse inoltre 19 odi, di cui le piú belle sono: La caduta (1785),
Il dono (1790), e Il messaggio (1793). Quest' ultimo é il vertice delle odi di Parini, che ormai vecchio, malato, vicino alla morte, dice in essa, con malinconica rassegnazione, addio alla vita.

Compito: scrivete quest'ultima poesia di Parini.

(Móritz-Szabó: Olasz nyelvkönyv I/ B, p.:163.)

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