Diciannovesimá Unitá

La lingua- l'uso dell'italiano

Test di verifica

Vocaboli e comunicazione

Grammatica descrittiva

Test di verifica

Sostituite la forma conveniente dell'indicativo presente.

Loro non (spegnere) mai la luce quando uscire.
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Io (rimanere) molto sorpreso di ció che tu (dirmi).
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Tu (tenerci) proprio ad andare con loro?
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Tu (venire) oggi da me? Sí, (venire).
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Noi non (sapere) che fare.
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Noi (dovere) fare qualcosa per lei.
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Non (potersi) fare niente.
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Io (proporre) di cambiare discorso.
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Secondo me, lui (bere) molto.
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Quello che (dire) lui é vero.
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Esercizi sui verbi ausiliari.

Il papagallino (scappare) dalla gabbia e (volare) tutto il pomeriggio intorno alla casa.
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Verso sera (volare) sul davanzale e (rientrare) da solo.
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Appena loro (sentire) la notizia, (correre) subito da lui.
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Chissá se stanotte (piovre)?
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Come, tu non (sentire)? (piovere) tutta la notte.
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Esercizi sull'accordo del participio passato con il soggetto.

Stanotte la pioggia é cadut. . . su quasi tutta la Penisola.
Francesca ha lavorat. . . molto, ma non é riuscit. . . a concludere nulla.
Pietro e Giovanna sono arrivat. . . ieri sera con il treno delle nove.
Giovanni ed Elda sono stat. . . vist. . . insieme.
Armando e Giovanna si sono comprat. . . una casa in campagna.
Il concerto é stat. . . applaudit. . . dal pubblico perugino.
Partit. . . gli zií, la loro casa é rimast. . . disabitat. . ..
Appaena arrivat. . ., Rosa é stat. . . informat. . . di tutto che era accadut. . . in sua assenza.
Dovevamo fargli una telefonata, ma ce ne siamo dimenticat. . ..
Gli ho dat. . . io il permesso e me ne sono assunt. . . la responsabilitá.

Sostituite la forma conveniente del participio passato e del passato remoto.

Il sindaco (rompere) i sigilli e (leggere) ad alta voce.
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Loro (venire) a prenderlo quando ormai era tardi.
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Quel suo lavoro (aprire) nuove prospettive a tutti noi.
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Quel giorno io (scoprire) di essere una strada sbagliata.
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In quel periodo (spargersi) la voce che la guerra fosse imminente.
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Nessuno (dargli) retta.
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Tutti (chiudergli) la porta in faccia.
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Dopo la sua partenza per la guerra la donna (piangere) per giorni interni.
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(Essere) cosí che io (conoscerlo).
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Quella volta io (ridere) come non avevo riso mai.
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Esercizi sul piuccheperfetto(trapassato prossimo e remoto).

Quest'incontro non si é concluso come noi (sperare).
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Quell'incontro non si concluse come noi (sperare).
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Al suo ritorno racconto quello che (vedere) in quel lontano paese.
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Non é venuta: eppure (promettermelo).
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Non venne eppure (promettermelo).
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Quando (scoprire) il furto andó a denunciare le persone che secondo lui (derubarlo).
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Vocaboli e comunicazione

La stampa italiana

Storia del quotidiano

Quando sfogliamo un giornale anche distrattamente scorrendo le cronache sportive, le notizie economiche o politiche , siamo tutti spinti da uno stesso motivo: il desiderio di tenerci informati, di saperne di piú.
É un esigenza tipica del nostro tempo?
No, potremmo risalire sin quasi agli albori della civiltá occidentale per rirtovare le origini del giornalismo, giá nell'antica Roma, gli acta diurna erano una forma di diffusione scritta dell'informazione per un vasto pubblico.
Nell'Italia umanistica circolavano- ancor prima dell'invenzione della stampa- dei "fogli di avviso" recanti, notizie e resconti.
A Venezia questi foglietti si vendevano per una moneta da due soldi, detta comunicamente "gazzetta" da qui il nome.

Ma con la stampa che il giornalismo prende piede definitivamente. Nascono fogli in tutta Europa e appare per la prima volta la "testata" , il titolo della singola pubblicazione, riportato nella parte superiore della prima pagina, per differenziare una rivista dalle altre.
Nemmeno la pubblicitá aspetta tempi recenti per manifestarsi, se é vero che era giá presente sin dal 1631 sulla "Gazette de France" di Theophraste Renaudot.

Alla fine del Seicento appaiono pubblicazioni colte per un pubblico di intelettuali cosmopoliti.
In Francia il Journal des Scavants, in Gran Bretagna le Philosophical Transactions, in Italia fra i tanti il Giornale dei Letterati.

Il momento piú glorioso della storia del giornalismo é certamente l'Illuminismo (Felvilágosodás kora): la stampa periodica diviene una palestra di idee, trasmette non solo notizie, ma anche oppinioni politiche e conoscenze scentifiche, filosofiche e letterarie…

Ecco allora una straordinaria fioritura di periodici di alto livello, che occupano un posto di primo piano non solo nella storia dell'informazione, ma in quella della letteratura e del pensiero filosofico in Italia, sull'esempio inglese nascono: la "Gazzetta Veneta" e il prestigioso "Caffé" di Verri e Beccaria, attento di problemi economici e sociali d'Italia e alla novitá provenienti dall'Europa.

Con la Rivoluzione Francese si assiste una diffusione di giornali e gazzette d'informazione e di commento politico: si dibatte febbrilmente, si comunicano idee e progetti.

E nell'Ottocento che nasce la grande stampa.la quale concepiamo noi, fatta di quotidiani ad altra tiratura.nelle redazioni di allora si poteva incontrare chiunque: il giornalista senza scrupoli, rozzo e illetterato, in cerca di scandali e di rivali da sfidare a duello (Dostojevskij ce ne lasciato uno splendido bozzetto tra le figure dell' Idiota.), ma anche il gran scittore che consegna all'editore la puntata giornaliera del "feuilleton". É proprio il "feuilleton" l'evento rivoluzionario di quest'epoca: i grandi quotidiani pubblicano a puntate dei romanzi scritti espressamente per questo scopo. Il successo é enorme, le vendite aumentano prodigiosamente.
In Italia i romanzi a puntate hanno un successo meno spettacolare, non diventano fatti di costume. In compenso, i nostri quotidiani introducono un' importane novitá "la terza pagina", dedicata ad articoli divulgativi, nella quale trovano posto artisti e studiosi che possono cosídialogare con un vasto pubblico.

Aumentano le tirature, i giornali diventano delle grandi imprese, nel 1885 il Corriere della Sera raggiunge le 30 mila copie ed occupa stabilmente 123 persone. Nel 1902 supererá la soglia della 100 mila copie.

Il quotidiano di oggi é un vero e proprio rotocalco, generalmente illustrato, ricco di pagine e di rubbriche, tende ad avere diffusione nazionale, non locale, é uno strumento di informazione.

Gazetta Veneta.jpg (123 KB)

Compiti:

- Rispondete in ungherese alle seguenti domande.

  1. Da dove derriva il nome " gazzetta"?
  2. Qual'é il momento glorioso della storia del giornalismo? Perché?
  3. Che cosa é il ruolo della Rivoluzione Francese nella storia della stampa?
  4. Com'é ungiornalista "ottocentesco"?
  5. Come sono i giornali di oggi rispetto alle tipi vecchi?

- Termini tecnici della stampa, trovate il significato delle seguenti parole nel dizionario.

Lessico- traducete in ungherese le seguenti espressioni.

 

Grammatica descrittiva

I pronomi

Pronomi personali (személyes névmások)

Io
Tu
Lui (maschile)
Lei (femminile, formale)
Noi
Voi
Loro

Pronomi diretti

TÁRGY ESET
RÉSZES ESET
mi
ti
  mi
ti
lo (maschile) gli
la, La (femminile, formale) le
ci   ci
vi   vi
li (maschile,plurale ) gli, loro
le (femminile, plurale)  

POSIZIONE:

Mi guarda. Li ho visti. (ragazzi)
Lo vede. Ti volevo dare.
Gli ho dato Volevo darti.

HANGSÚLYOS ALAKOK

me a me
te a te
lui a lui
lei a lei
noi a noi
voi a voi
loro a loro

POSIZIONE:

Guarda me. Dará a me.
Vede lui. Ha detto a noi.

PRONOMI COMBINATI

me lo (maschile)
la (femminile)
li (maschili)
le (femminili)
+ il verbo coniugato ce lo
ce la
ce li
ce le
te
te
te
te
lo
la
li
le
  ve lo
ve la
ve li
ve le
glielo
gliela
gliele
glieli
  (maschile e femminile) glielo
gliela
glieli
gliele

L'uso:

Me lo da.
Me l'ho data. (una mela)
Me li ho dati. (libri)
Voleva darmelo.
Dimmelo!
Me lo dica !

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